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Con il termine cannabinoidi si indica una famiglia di composti che interagiscono con il sistema endocannabinoide, la rete di recettori con cui l’organismo regola diversi equilibri interni. La cannabis e i suoi derivati ne contengono molti, ben oltre THC e CBD. Qui li segui lungo la filiera, dal tricoma all’estratto, distinguendo fitocannabinoidi, endocannabinoidi e cannabinoidi sintetici prima di confrontare le molecole che trovi sul mercato.
Tutto parte dai tricomi, le minuscole ghiandole resinose che ricoprono le infiorescenze della Cannabis sativa. Lì la pianta sintetizza i suoi fitocannabinoidi, e varietà, essiccazione e lavorazione ne modellano il profilo: è la parte della filiera che può spostare gli equilibri tra una molecola e l’altra.
Sulla pianta fresca queste molecole si trovano soprattutto in forma acida, THCA e CBDA. Il calore stacca un gruppo carbossilico e le converte nelle forme attive: il delta-9-tetraidrocannabinolo (THC) e il cannabidiolo (CBD).
Marijuana e cannabis light vengono dalla stessa specie, la sativa: a cambiare è il profilo di cannabinoidi, dominato dal THC nella prima e dal CBD nella seconda.
L'essenziale in 30 secondi
I cannabinoidi sono composti che interagiscono con il sistema endocannabinoide: fitocannabinoidi come THC e cannabidiolo CBD[2], endocannabinoidi prodotte dall’organismo e cannabinoidi sintetici. Tra uso medico cannabis e suoi derivati, il THC resta l’unico cannabinoide specifico della pianta[3], utile per orientarsi tra fiori, oli e vape THCX vendute da Spliff.
- I fitocannabinoidi nascono nei tricomi, tra oltre 500 composti identificati nella Cannabis sativa[2].
- Gli endocannabinoidi, come anandamide e 2-AG, si legano ai recettori CB1 e CB2 e il loro equilibrio puo risultare alterata da fattori esterni.
- Su ogni lotto Spliff, THC inferiore allo 0,3% (0% per vape e pod); l’analisi di ogni lotto è disponibile su richiesta al servizio clienti.
Cosa sono i cannabinoidi e da dove vengono?
I cannabinoidi sono sostanze che dialogano con il sistema endocannabinoide. Quelli della cannabis, detti fitocannabinoidi, sono composti terpeno-fenolici C21 specifici della pianta[2]. Si formano nei tricomi delle infiorescenze di Cannabis sativa e, oltre al delta-9-tetraidrocannabinolo e al cannabidiolo, comprendono molte molecole meno conosciute come CBG, CBN e CBC.
Fitocannabinoidi o cannabinoidi sintetici: cosa cambia?
Cambia l’origine. I fitocannabinoidi li produce la pianta, i cannabinoidi sintetici li progetta un chimico in laboratorio. Nell’uso comune la parola finisce per indicare entrambi, ed è da qui che nasce gran parte della confusione che trovi in rete.
Il patrimonio botanico è ampio: da Cannabis sativa sono stati riportati oltre 500 composti, e 125 sono stati isolati o identificati come cannabinoidi[2]. Ognuna di queste molecole ha una via di formazione precisa nel tricoma, dal delta-9-tetraidrocannabinolo al cannabigerolo.
I cannabinoidi sintetici seguono un’altra strada. Sono molecole costruite in laboratorio, con strutture che nelle infiorescenze non compaiono, e per questo non vanno confuse con i derivati della canapa. Accostarli alla cannabis light che trovi in Italia significa mescolare due famiglie che non condividono la stessa origine.
Qual è la differenza tra endocannabinoidi e cannabinoidi?
Gli endocannabinoidi sono molecole prodotte dall’organismo. I fitocannabinoidi nascono invece nei tricomi della pianta di cannabis, e i cannabinoidi sintetici vengono progettati in laboratorio. Tutti possono legarsi agli stessi recettori cannabinoidi, CB1 e CB2: “cannabinoidi” è il nome della famiglia, “endocannabinoidi” indica solo quelli fabbricati dal corpo.
Anandamide e 2-AG: quali cannabinoidi produce il corpo?
Il corpo ne produce soprattutto due: l’anandamide e il 2-AG (2-arachidonoilglicerolo). La pianta accumula THC o CBN nelle infiorescenze. Queste molecole, invece, non vengono immagazzinate: sono sintetizzate al bisogno e smaltite in fretta.
Si legano ai recettori CB1, molto presenti nel sistema nervoso centrale, e ai CB2, distribuiti soprattutto fuori dal sistema nervoso, nelle cellule del sistema immunitario. Questa rete di molecole prodotte dall’organismo e di recettori forma il sistema endocannabinoide.
La confusione nasce dal nome. Cannabis sativa è tra le piante più antiche impiegate in medicina, entrata nella medicina occidentale all’inizio del XIX secolo[2]. I composti endogeni, individuati molto più tardi, hanno preso il nome proprio dai cannabinoidi della pianta.
THC, CBD, HHC, THCP: in cosa si distinguono i principali cannabinoidi?
THC, CBD, HHC e THCP si distinguono per origine, notorietà e formati in cui li incontri. THC e CBD sono la coppia di riferimento delle infiorescenze; HHC e THCP sono fitocannabinoidi meno conosciuti. Fiori, oli, hash o vape: per capire cosa stai comprando, conta il nome completo della molecola scritto in etichetta.
Passando dal corpo alla pianta, il primo nome da conoscere è il tetraidrocannabinolo. Il Δ9-THC è un cannabinoide presente unicamente nella pianta di cannabis[3]. Il cannabidiolo gli fa da contrappeso nelle varietà di cannabis light, ed è su questo rapporto che si costruisce il profilo di un’infiorescenza.
CBG e CBN restano cannabinoidi minori, e il CBN è legato all’ossidazione del THC.
Sull’etichetta la mia posizione è netta: più degli effetti annunciati, conta ciò che è scritto. Diffida delle sigle isolate e delle promesse sugli effetti psicoattivi, e cerca piuttosto:
- il nome completo della molecola, non solo l’acronimo;
- la percentuale dichiarata;
- il tipo di estratto (live rosin, distillato, olio);
- l’analisi di laboratorio.
Un nome commerciale può essere fuorviante se non è spiegato. Il Magic Vape appartiene alla gamma THCX: THCX è un nome commerciale, non è una molecola: ogni lotto è analizzato in laboratorio e nessuna molecola classificata viene rilevata. L’analisi di ogni lotto è disponibile su richiesta al servizio clienti.
Come scegliere un prodotto a base di cannabinoidi: estratto e formato
Il nome della molecola in etichetta è solo il primo filtro. Dopo restano due leve: come è stato lavorato l’estratto e in quale formato lo userai. La maggior parte degli acquisti deludenti nasce da queste due scelte, non dai cannabinoidi in sé.
Live rosin o distillato: cosa cambia nella cartuccia?
Il live rosin conserva il profilo aromatico della pianta, mentre il distillato punta sulla purezza. Il rosin nasce da infiorescenze congelate fresche, pressate con calore e pressione senza alcun solvente. I terpeni restano così vicini a quelli della varietà d’origine.
Il distillato passa invece per una raffinazione spinta che isola il cannabinoide di interesse (THC, cannabidiolo CBD o altri) e spesso disperde gli aromi, che vengono poi reintegrati. Il gusto è più neutro e la resa più costante da un tiro all’altro.
Il formato conta quanto l’estratto. Se vuoi cambiare ricarica senza cambiare apparecchio, guarda alla capacità del pod di essere sostituito al volo: Magic Pod Live Rosin x2 e Magic Pod x2 sono ricariche in coppia. Se preferisci un dispositivo completo e pronto all’uso, c’è Magic Vape, della gamma THCX di cui trovi la natura spiegata qualche riga più su. THCX è un nome commerciale, non è una molecola: ogni lotto è analizzato in laboratorio e nessuna molecola classificata viene rilevata.
Il CBD non è un farmaco e non sostituisce un parere o un trattamento medico. In caso di dubbio, rivolgiti a un professionista sanitario. Questi formati non sono pensati per un uso medico, sono riservati agli adulti (18+) e vanno tenuti lontani dalla guida.
Cannabinoidi: cosa tenere a mente prima di scegliere
In breve: tra pianta ed estratto è la lavorazione a decidere se nella cartuccia trovi il profilo intero dei cannabinoidi o una sola molecola. Le sigle sul mercato non si equivalgono, quindi il nome completo in etichetta resta la tua bussola.
Prima di confrontare i formati vape, apri la scheda del prodotto su spliffstore.it. Lì trovi il prezzo del giorno e le recensioni dei clienti, due dati che si aggiornano molto più spesso di qualsiasi etichetta.
Fonti
- Cannabinoids, Phenolics, Terpenes and Alkaloids of Cannabis — pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
- Cannabis and Cannabinoids in Reproduction and Fertility: Where We Stand — pubmed.ncbi.nlm.nih.gov














