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Un edible è un alimento o una bevanda preparati con un estratto di canapa: caramelle gommose, cioccolato, brownie, sciroppi. La parola viene dall’inglese, dove vuol dire soltanto «commestibile».
Per questo, se cerchi edible in rete, ti escono anche fiori da insalata e alghe. Nel gergo della canapa la parola si è specializzata, e al plurale, edibles, indica tutta una famiglia di prodotti da mangiare o da bere.
La definizione più citata è quella della voce Cannabis edible di Wikipedia in inglese: un alimento, fatto in casa o prodotto da un’azienda, che ha tra gli ingredienti un estratto di cannabis con cannabinoidi decarbossilati[1]. È una sintesi enciclopedica, non una misura di laboratorio, ma mette d’accordo tutti sul significato.
Dalle nostre parti, nelle Marche, la canapa in cucina non è una novità: mia nonna la metteva nei dolci di casa molto prima che arrivasse la parola inglese. Qui sotto ti spiego quali formati esistono, come nasce un edible, come si decifra l’etichetta e come si conserva. Se invece vuoi vedere i prodotti, la nostra selezione sta nella pagina degli edibles CBD e THC.
L'essenziale in 30 secondi
Edible vuol dire «commestibile»: nel mondo della canapa indica un alimento o una bevanda preparati con un estratto della pianta.
- I formati principali sono quattro: caramelle gommose, cioccolato, prodotti da forno come brownie e space cake, sciroppi e bevande.
- Il dato che conta sull’etichetta è il numero di milligrammi, per pezzo e per confezione.
- Si conservano come un dolce di qualità: al buio, al fresco, in un contenitore ben chiuso.
Cosa sono gli edibles?
Gli edibles sono alimenti e bevande che hanno tra gli ingredienti un estratto di canapa. Non si fumano e non si vaporizzano: si mangiano o si bevono, come una caramella, un quadratino di cioccolato o uno sciroppo.
La parola si usa in due modi. Al singolare, edible, indica il singolo prodotto. Al plurale, edibles, indica la categoria intera, quella che trovi scritta nei menu dei negozi. In italiano qualcuno dice «edibili» o «commestibili alla canapa», ma il termine inglese ha vinto e ormai si cerca così.
Tre ingredienti fanno un edible, sempre gli stessi:
- una base alimentare, zuccherina (caramella, sciroppo) o grassa (cioccolato, burro, olio);
- un estratto di canapa, che porta i cannabinoidi;
- gli aromi, che decidono il gusto finale.
Secondo la stessa voce di Wikipedia, anche una bevanda rientra nella definizione: in inglese la chiamano liquid edible o drinkable[1]. Uno sciroppo alla canapa, quindi, è un edible a pieno titolo, anche se non lo mastichi.
Quali formati di edibles esistono?
I formati di edibles più diffusi sono quattro: caramelle gommose, cioccolato, prodotti da forno (brownie, space cake, biscotti) e liquidi come sciroppi e bevande. Cambiano la base alimentare, la porzione e il modo in cui si divide la confezione.
Ti dico la verità: davanti allo scaffale la scelta si fa prima di tutto sul formato, perché è il formato a dirti quanto è facile dividere il prodotto in parti uguali.
| Formato | Base | Come si divide | Esempio da noi |
|---|---|---|---|
| Caramelle gommose | Zuccherina | A pezzi, già porzionate | Magic Candy |
| Cioccolato | Grassa (burro di cacao) | A quadratini o a pezzi | Magic Choc |
| Prodotti da forno | Grassa (burro) | A fette, da tagliare tu | Magic Brownie |
| Sciroppi e bevande | Zuccherina, liquida | A millilitri, con un misurino | Magic Potion |
Le caramelle gommose, che molti chiamano gummies o caramelle THC, sono il formato più semplice da gestire. Il motivo è pratico: ogni pezzo è uguale all’altro, e contare i pezzi è più semplice che tagliare una torta a occhio.
Il cioccolato e i prodotti da forno hanno una base grassa. Non è un caso: la voce di Wikipedia ricorda che qualunque alimento con burro, olio o latte può fare da base a un edible, perché è il grasso a legarsi all’estratto[1]. Lo space cake, che la Wikipedia italiana descrive come un pan di Spagna di tradizione olandese[5], appartiene a questa famiglia.
Gli sciroppi sono il formato liquido: si misurano in millilitri e si allungano in una bevanda. Nella stessa famiglia ci sono tisane, bibite e le tinture, che Wikipedia conta tra gli edibles perché passano dalla bocca e non dai polmoni.
Come nasce un edible, dalla pianta al prodotto finito?
Un edible nasce in tre passaggi: dalla pianta si ricava un estratto, l’estratto viene scaldato per decarbossilare i cannabinoidi, poi viene incorporato in una base grassa o zuccherina e porzionato. Ogni lotto serio viene infine analizzato in laboratorio.
Il passaggio meno conosciuto è il secondo. Nella pianta fresca i cannabinoidi si trovano soprattutto in forma acida, e diventano neutri solo con il calore: i chimici lo chiamano decarbossilazione.
Wang et al. (2016), in uno studio pubblicato su Cannabis and Cannabinoid Research, hanno seguito la reazione su estratti di Cannabis sativa scaldati tra 80 e 145 °C per un massimo di 60 minuti: la velocità cresce con la temperatura e la forma acida del THC si trasforma circa due volte più in fretta di quella del CBD[2]. È una misura fatta in forno da laboratorio sotto vuoto, non nella cucina di casa, e per questo non va presa come una ricetta.
Il terzo passaggio spiega perché quasi tutti gli edibles hanno dentro burro, burro di cacao o olio. I cannabinoidi si sciolgono nei grassi e non nell’acqua: senza una base grassa, o senza un lavoro tecnico sull’estratto, non si distribuiscono in modo uniforme nell’impasto.
Ed è proprio l’uniformità la differenza tra un prodotto artigianale e uno fatto da un’azienda. Credimi sulla parola: in una torta fatta in casa nessuno sa quanto estratto è finito in ogni fetta. In un prodotto confezionato il produttore dosa l’estratto, porziona e fa analizzare il lotto.
Come si decifra l'etichetta di un edible?
Sull’etichetta di un edible contano tre numeri: i milligrammi totali della confezione, il numero di pezzi e i milligrammi per pezzo. Il terzo si ottiene dividendo il primo per il secondo. Accanto ai numeri servono il lotto e il certificato di analisi.
Facciamo un esempio vero. La confezione di Magic Candy dichiara 100 mg in 4 caramelle: fanno 25 mg a caramella. Il Magic Brownie dichiara 200 mg in un solo dolce: lì il numero per porzione dipende da come lo tagli. Lo sciroppo Magic Potion dichiara 100 mg in 60 ml, quindi il conto si fa al millilitro.
- mg per confezione: il numero grande, quello stampato davanti;
- numero di pezzi o millilitri: ti dice in quante parti è diviso;
- mg per pezzo: l’unico numero che ti permette di confrontare due prodotti diversi;
- lotto e analisi: il certificato di un laboratorio terzo conferma che il dichiarato corrisponde al contenuto.
L’ultimo punto non è una formalità. Pavlovic et al. (2018), un gruppo dell’Università degli Studi di Milano, hanno analizzato 14 oli al CBD venduti in Europa: in 9 casi su 14 la concentrazione misurata si scostava in modo netto da quella dichiarata[3]. Lo studio riguarda gli oli e non le caramelle o il cioccolato, ma la lezione vale per tutta la categoria: un’etichetta vale quanto l’analisi che la sostiene.
Da dove vengono gli edibles? Una storia lunga quattromila anni
Gli edibles non sono un’invenzione americana recente. La prima traccia scritta di un alimento alla cannabis risale all’India di circa 2000 anni prima di Cristo, con il bhang, e in Europa la prima menzione compare in un libro di cucina italiano del 1465.
La voce di Wikipedia dedicata agli edibles ricostruisce le tappe principali[1]:
- India, circa 2000 a.C.: il bhang, una bevanda a base di cannabis, yogurt, frutta secca e spezie, ancora oggi legata alla festa di Holi;
- Nord Africa, intorno all’XI secolo: il majoun, una confettura delle tribù berbere con miele, frutta secca e datteri;
- Italia, 1465: il De honesta voluptate et valetudine dell’umanista Bartolomeo Platina, il libro di cucina dove compare la prima menzione europea;
- Stati Uniti, anni Sessanta: l’«Hashish Fudge» del ricettario di Alice B. Toklas, da cui nasce il mito dei brownie.
Mi piace che in mezzo a questa storia ci sia un libro italiano. La canapa da noi si è sempre coltivata, per la fibra e per i semi, e che finisse anche in cucina non stupisce nessuno che sia cresciuto in campagna.
La parola edibles, invece, è giovane: si è imposta con i negozi nordamericani degli ultimi vent’anni, che hanno trasformato un dolce fatto in casa in un prodotto confezionato, porzionato e con un’etichetta.
Come si conservano gli edibles?
Gli edibles si conservano al buio, al fresco e in un contenitore ben chiuso, nella confezione originale. La luce e l’aria sono i due nemici dei cannabinoidi; la base alimentare, invece, segue le regole di qualunque dolce e ha la sua data di scadenza.
Sul primo punto c’è uno studio classico. Fairbairn et al. (1976) hanno conservato cannabis, resina ed estratti fino a due anni in condizioni diverse: la luce è risultata il fattore di perdita più importante, l’ossidazione all’aria viene subito dopo, mentre la temperatura fino a 20 °C non ha avuto un peso significativo[4]. La misura riguarda erba, resina e soluzioni, non gli alimenti: per un edible ci dice come proteggere l’estratto, non quanto dura la caramella.
Per la parte alimentare vale il buon senso della dispensa:
- le caramelle gommose temono il caldo e l’umidità, che le fanno incollare tra loro;
- il cioccolato con il caldo fiorisce, cioè si copre di una patina bianca di burro di cacao: si può mangiare, ma ha perso consistenza;
- i prodotti da forno sono quelli che durano meno: una volta aperti si tengono in un contenitore ermetico;
- gli sciroppi si richiudono bene e si tengono lontani dalla finestra.
Conclusione
Alla fine la parola fa più scena della sostanza: un edible è un alimento con dentro un estratto di canapa, e quello che lo rende un buon prodotto è la cura con cui è stato fatto.
Se dovessi lasciarti un solo consiglio da contadino, sarebbe questo: scegli prima il formato che ti viene comodo dividere, poi confronta i prodotti sul numero per pezzo e pretendi sempre un’analisi del lotto.
Per passare dalla teoria allo scaffale, trovi caramelle, cioccolato, brownie e sciroppi nella nostra pagina degli edibles, ognuno con il suo dosaggio dichiarato.
Domande frequenti
Cosa significa edible in italiano?
Edible è un aggettivo inglese che significa «commestibile». Usato come nome, nel gergo della canapa, indica un alimento o una bevanda preparati con un estratto della pianta. In italiano si sente anche «edibili», ma il termine inglese è di gran lunga il più usato.
Si scrive edible o edibles?
Vanno bene tutti e due. Edible è il singolare e indica un prodotto, edibles è il plurale e indica la categoria.
Che differenza c'è tra edibles e space cake?
Lo space cake è un edible da forno, in origine un pan di Spagna della tradizione olandese. Edibles è la famiglia completa, che comprende anche caramelle gommose, cioccolato e sciroppi.[5]
Quanti mg ci sono in una caramella?
Dipende dalla confezione: si divide il totale dichiarato per il numero di pezzi. Non esiste un valore standard, per questo il numero per pezzo va sempre cercato sull’etichetta prima di confrontare due prodotti.
Gli edibles scadono?
Sì, come ogni alimento. La data di scadenza dipende dalla base: un prodotto da forno dura molto meno di una caramella gommosa o di uno sciroppo. Una volta aperta la confezione conviene richiuderla con cura e consumare il prodotto entro i tempi indicati dal produttore.
Perché quasi tutti gli edibles contengono grassi?
Perché i cannabinoidi si sciolgono nei grassi e non nell’acqua. Burro, burro di cacao e oli permettono di distribuire l’estratto in modo uniforme. Nelle caramelle e negli sciroppi, che hanno una base zuccherina, l’estratto viene lavorato apposta per mescolarsi bene.[1]
Fonti
- Cannabis edible, Wikipedia (in inglese) — en.wikipedia.org
- Wang M. et al., Decarboxylation Study of Acidic Cannabinoids, Cannabis and Cannabinoid Research, 2016 — pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
- Pavlovic R. et al., Quality Traits of Cannabidiol Oils: European Commercially Available Preparations, Molecules, 2018 — pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
- Fairbairn J.W. et al., The stability of cannabis and its preparations on storage, Journal of Pharmacy and Pharmacology, 1976 — pubmed.ncbi.nlm.nih.gov
- Space cake, Wikipedia (in italiano) — it.wikipedia.org
















